17.05.13
pensavo che la cosa che forse più mi piace di lui, ma che proprio mi piace tantissimo su tutte le cose bellissime che ha e che fa, è la pelle.
è chiara, delicata, morbida, con un odore tutto suo. quando chiudo gli occhi la sensazione più bella è proprio pensare alle mie mani che sfiorano le sue braccia, che gli stringono le spalle. i suoi avambracci sono i più morbidi che io abbia mai toccato e mi piace quando è a mezze maniche e mi abbraccia, così che io possa stare a contatto diretto con la sua pelle.
e le sue mani, le mani, non credo che io voglia stringerne altre per i prossimi mesi.
le sue guance sono come lo zucchero filato, come i marshmallow.
le sue spalle sono il mio posto preferito su cui appoggiare la mia testa. mi piacciono i suoi capelli, sempre morbidi, in cui affondare le dita o la faccia, per sentire quel profumo inconfondibile.
le sue forme, tutto di lui mi piace.
“ma va tutto bene tra te e R.?”
“sì, è tutto naturale. andiamo d’accordo.”
e in meno di cinque minuti stavamo “litigando” e pure oggi ho avuto il broncio un po’ al ritorno da scuola. per cosa poi? sono un po’ stupida a volte, ma non rancorosa.
e proprio mentre tengo il broncio mi ricordo delle sue braccia, delle sue guance, della sua pelle. e giuro: mi manca.
non provo più quel senso di “sto perdendo tempo” da sei mesi. tondi tondi.
14.05.13
lui c’ha la capacità di farmi sciogliere i capelli e farmi sentire bella, importante e forte persino dopo una mattinata intera in pigiama a studiare Kant.
13.05.13 - Giorno 3
passività. mi scivola addosso tutto ma dentro mi sento grattare e corrodere. come un mozzicone di sigaretta sotto la scarpa, schiacciato sotto la suola. ma perché?
ho ripreso anche a mangiare le unghie da che erano lunghe e smaltate. vado a scuola coi capelli legati e tirati indietro da che li portavo sempre sciolti.
sarà che la notte non chiudo più occhio, che mi sveglio in continuazione tormentata dagli incubi. sarà che più provo a fare passi in avanti più cado indietro. sarà che mi sveglio tre, quattro volte a notte col batticuore.
torno a essere quella di sempre solo quelle poche ore il sabato. per il resto sono di una passività che mi fa schifo, sì, perché non sono così e odio esserlo. ma proprio non ce la faccio più. torno a casa sempre e solo piangendo, piango sotto la doccia, in continuazione, qualunque cosa mi succede o nella quale non riesco più mi fa venire da piangere. eppure prima ci riuscivo e se fallivo facevo di meglio, vincevo meglio di come avrei potuto fare prima.
ho i miei unici e soli momenti di felicità quando sento la sua voce o mi nascondo nel suo abbraccio. il resto è pura passività, almeno dall’esterno. dall’interno è corrosivo, è una situazione corrosiva, una scuola corrosiva.
me l’hanno sempre detto che io avrei fatto della scuola la mia malattia; eppure non sono una di quelle che vuole andare bene a scuola per i voti. a me non interessa andare male e prendermi un voto alto solo perché sono “quella che va sempre bene”. voglio quello che mi merito volta per volta. e se la scuola è diventata la mia malattia è solo perché sono gli altri ad avermela resa tale.
e non mi venisse a dire “non si può eccellere in tutto” con quel tono altezzoso e invidioso che farebbe meglio ad andarlo a dire a qualcun altro e non a me.
perché io non credo esista nulla di più affascinante della mente umana, del modo in cui essa lavora, delle scienze, della cultura, della arti e della musica. non c’è niente di più affascinante e coinvolgente di parlare con una mente che sa e con la quale avere un discorso.
sono un essere umano e mi ci sono voluti due anni e parecchi battibecchi con la professoressa di filosofia per capirlo. sono un essere umano con i suoi limiti ma che sa quello che vuole perché è dentro a questi limiti. e io voglio poter smettere di piangere ogni giorno, voglio dormire la notte, voglio sentirmi realizzata in quello che faccio anche quando fallisco. non voglio risposte a cavolo, non voglio “non si può eccellere in tutto”.
io so di non eccellere in molte cose: sono negata ad avere un rapporto con i bambini, non mi piace tradurre il latino, non so giocare a nessuno sport, non so tenere in ordine i miei cassetti, non sono capace di suonare il pianoforte (sebbene ci provi da anni), non riesco a non mangiare le unghie, odio studiare la letteratura inglese, per esempio.
ma sicuramente, se volessi, potrei prendere il primo aereo per Londra e andarmene in giro per la città facendomi capire dai passanti, potrei fare i test di medicina in inglese, potrei fare l’interrogazione di filosofia e poi quella di storia prendere due ottimi voti con tanto di lode della prof, potrei scrivere un romanzo, potrei dimostrare la dilatazione dei tempi di Einstein a mia nonna e fargliela capire.
è una questione di rispetto. e farvelo insegnare da una diciassettenne è un po’ vergognoso.
11.05.13
spero solo che questo giugno arrivi in fretta perché non ne posso più di libri, interrogazioni, filosofi, statue e linfociti. anche perché dopo la serata di ieri m’è rimasta la voglia necessaria giusto giusto per due-tre settimane ancora.
e tumblr deve sapere che c’ho il miglior fidanzato del mondo. ah.
adios bitches.
10.05.13 - Giorno 2
rabbia. vorrei tornare almeno un giorno a casa e sentirmi realizzata in qualcosa. ho finito proprio tutto, dalla sopportazione alla frustrazione. non mi sento nemmeno più frustrata. mi sento solo vuota, svuotata di ogni bene e male. vorrei arrivare a fine giornata e riuscire ad addormentarmi tranquilla. svegliarmi la mattina senza ansie di alcun tipo. riuscire a dire qualcosa senza far succedere discussioni tanto meno incomprensioni ulteriori.
se prima volevo che vedeste come mi state riducendo, adesso vorrei io vedervi. non credo di aver mai desiderato nulla di male per le persone. non sono una che mette gli occhi addosso, sebbene in passato (e anche ora) ne abbia a decine. sono sempre stata l’ago della bilancia, perché come diceva Platone “sii gentile, perché ogni persona che incontri sta già combattendo una dura battaglia”. ma noto che solo io sono gentile, solo io sono in grado di indulgere, di medicare piuttosto che inferire. anzi, più sono così, più non faccio altro che ricevere battaglie con tanto di ferite. sembro tosta, forte, ma in realtà sono l’opposto. non riuscirei a fare una cattiveria nemmeno se mi sentissi sul baratro. piuttosto ingoierei un boccone amaro e andrei avanti.
e più che scrivere ovunque nella mia camera e nel mio diario “work hard and be kind”, “you’re allowed to scream, you’re allowed to cry but do not give up”, “primum non nocere” e “the worst things in life come free to us”, io non so che fare. davvero.
spero di vedervi soffrire. non sarà di certo grazie a voi che io sarò quello che sarò, indipendentemente dai miei progetti. mi avete reso solo una persona peggiore incontrandovi, mi avete sporcata e consumata, ma non migliorata. mi sento una persona peggiore rispetto a quasi cinque anni fa. grazie.
04.05.13
“noi ci baciamo piano perché abbiamo tutto il tempo davanti a noi per farlo”.
andrò a dormire e ci penserò ancora (anche se lo so solo io, perché è giusto così. almeno per ora. ma tanto sono cose che già sappiamo, in un certo senso).
03.05.13 - Giorno 1
frustrazione. non diventerò mai medico, è un sistema fottuto fino all’osso. in Inghilterra con i voti a cazzeggio, a milano coi sorteggi. e io qua, di nuovo. sono io troppo buona e dico “non fa niente” troppo facilmente, il sistema è fottuto, o gli altri se ne approfittano? aiuto. intanto se non faccio il medico che faccio? la matematica fa schifo, la fisica bleah, con le materie letterarie vado a fare la cassiera se mi va bene.
non mi vedo da nessuna parte più. non mi vedo a studiare, a lavorare. o almeno mi vedo a farmi il culo sui libri a vuoto.
che frustrazione. cara D.S., sei contenta ora? si va avanti a frustrazioni, lo dici sempre tu. intanto i frustrati stanno qui e i “meritevoli” vanno via. non dirmi più cazzate. pure tu, B., che stai parlando, fottiti.
chi altri meriterebbero di partecipare a un progetto sull’oncologia? uno che vuole fare l’oncologo. e io? ah giusto, io sono la cassiera.
quando poi tu, l’unico che sa, mi hai detto quella cosa, mi sono vista come sognavo e ti giuro ho sorriso.
quindi, provare per fallire o non provare affatto?
non starò qua a scrivere cose kilometriche sugli ultimi quattro giorni, sulla linea internet che non c’era e su quante volte abbiamo detto “ficchiamo”.
dirò solo che sono stati quattro giorni bellissimi che ho trascorso con le persone alle quali voglio bene e che ho trascorso con lui.
siamo il cosplay della coppia più bella (da cinque mesi e dodici giorni), lui è uno scoiattolino sorpreso e io ho una spaccatura sul ciuffo stile baginga. e mi piace un saaacco.
25.04.13 (o meglio, il primo giorno di Comicon)
apro gli occhi alle sette e tre minuti e non riesco più a chiuderli, segno che non riesco proprio a rinunciare a un minuto di questa giornata. mi sveglio, mi lavo, mi vesto, faccio il letto, preparo lo zaino e in meno di un’ora sono già in metro. arrivo al luogo del nostro appuntamento e mi aspetti sulla panchina con una busta tra i piedi. la apro e ci trovo quel vestito, proprio quello che mi piaceva un sacco. e tu c’hai i pantaloncini dei Lakers, che gaaaso. un altro segno di una giornatona.
metro: sembravamo dei deportati, era strapiena di gente; per non parlare della fila là fuori ai cancelli, ma in meno di un’ora siamo dentro coi bracciali azzurri.
da lì non so quanti kilometri ho fatto, non so quanto sole ho preso, non so quanti baci ci siamo dati in una giornata. la prima giornata trascorsa interamente insieme.
ci siamo divisi l’insalata di riso e il ciambellone, continuavamo a perdere gli amici e a incontrare gente di cui non ce ne importava, abbiamo giocato a tabù e a un gioco strano, abbiamo fatto la lotta e ci siamo rotolati nell’erba ed è arrivato subito il momento di andarmene e m’è venuto un nervoso assurdo e mi sono comportata malissimo con te che non c’entravi niente e poi all’improvviso i compiti, la scuola, le persone, tutte le mie ansie che hanno preso il sopravvento.
una giornata in cui non ho pensato nemmeno per un secondo alla scuola, nemmeno quando stavo nel prato con gli occhi chiusi.
tornata a casa, mi sono resa seriamente conto che avevo appena trascorso una giornata insieme a te per intero e che sono stata felice ogni minuto e che sentivo già la tua mancanza. è sicuramente una delle migliori giornate mai trascorse insieme.
(che poi ora che ci penso più che il comicon sembra più la nostra giornata, ma chissenefrega, devono saperlo tutti che siamo la coppia più bella della mostra d’oltremare!)
